Terre Polari Blog

Wonderful NEO-modelcar PONTIAC BONNEVILLE COUPE 1959 - - - blumetallic - 1/43 450220

Citroen SM Le Opera by Chapron 1972 oro Matrix MX10304-011 1:43, ROBERTO GALATI
URAL 4320 NEFAZ-42112 SSM1223 1:43, GROENLANDIA, DIARI DI VIAGGIO
Maisto-LAMBORGHINI CENTENARI - 2016 CENTENARIO GIALLO esclusivo ed 118, IL MEGLIO DELLA GROENLANDIA 15 GIORNI (2011), KAYAK E TREKKING SUL GHIACCIO IN GROENLANDIA 15 GIORNI (2012)

Ciao a tutti,
aderisco molto volentieri a questa iniziativa. Mi fa molto piacere aggiungere i miei materiali agli altri che vi staranno arrivando in questi giorni e che vi permetteranno di ottenere molto più di un semplice e rapido feedback che solitamente si lascia a fine viaggio. I luoghi che ho visto (sono stato due volte in Groenlandia) meritano di essere raccontati.

Wonderful NEO-modelcar PONTIAC BONNEVILLE COUPE 1959 - - - blumetallic - 1/43 450220

Lo desidero partecipare alla categoria racconti

BROOKLIN Models scala 1/43 BRK148 - 1935 Nash AMBASSADOR 8 BERLINA-Nuovo di zecca Boxed,CHEVROLET C10 1971 1:43 Neo scale models NEO45390,DINKY TOYS . 153 - ASTON MARTIN DB6,Maisto 2015 FORD MUSTANG GT, Giallo 31197y ,WINROSS SUPER BOWL 28 RARE NOT MANY MADE SUPER BOWL XXVIII MIB,KYOSHO MAZDA MX5 MIATA Tettuccio Verde ULTRA RARA modello auto 1 18 No.08051G NUOVO,1969 Nova SS Burnished marrone Metallic 1:18 Auto World 966,1/43 Diapet YONEZAWA TOYOTA 2000gt Rosso 185-01809 ANTIMONIOSiku no. 1325 RIMORCHIO CON TELONE NUOVO IN BLISTER,Takom Krupp 420 mm-Big 1:35 Bertha'Howitzer TAK02035 - c3x ,1/64 DCP/SPECCAST FARMALL IH PERTEBILT 579 W/ LOWBOYTomica Mitsubishi Lancer Evolution investigation for patrol car [Ito] Japan NEW,PORSCHE 917 LH Le Mans 1971 Nº 18 Gulf JWA 1/18 CMR cmr045Welly 1/18 SCALA DIECAST 12521W - 1970 Mercury Cougar XR7-Oro/Nero,MAISTO MI38133W FORD MUSTANG GT 50 YEAR LIMITED EDIT.5 UNITS 2015 bianca 1:18,Nissan GT-R Nismo bianca 1/18 GT Spirit GT094,DANHAUSEN 118 BUILT KIT OPEL REKORD - grigio 1:43 - GOOD IN BOX,1/18 2016 all new Skoda new superb dark-rosso color diecast model+gift,DINKY TOYS FRANCE 1409 CHRYSLER 180 SEDAN METALLIC blu/grigio SCALE 1:43,Minichamps CA04316094 UFFICIALE PORSCHE 911 991 R AUTO 1 di 100 LUCE VERDE Nuovo di zecca con scatola,Runamok Maple Gift Box of 3 Bottles of Barrel-Aged and Infused Maple SyrupsWOW ESTREMAUomoTE RARO MINI COOPER 1.6 Blu Bianco 2001 MOTORE dettaglio 1:43 Minichamps1/43 Schuco BMW 502 carro funebre con rimorchio funebri limt. 1000 pezzi,FORD GT, Metallico-Blu/Bianco, 1:18, MaistoProvence Riproduzione Kit montato SB 1/43 - Aston Martin DB4 GTZ Zagato No.4CORGI 1:50 CC75202 FER Boddingtons la crema Manchester Rimorchio in Scatola di visualizzazione,Kit BAR-HONDA 006 PROVE MONZA 2004 A. DAVIDSON Tameo SLK083FORD MONDEO BERLINA st200 2. generazione 1996-2000 nr 170 1/18 otto modello au CORGI TOYS 261 JAMES BOND ASTON MARTIN db5 ORO 60er anni,Burago 1/18 Scale Diecast - 3018 Jaguar E Type Coupe 1961 Bright verde Model Car,

Le due esperienze che ho vissuto in Groenlandia sono state particolarmente importanti.
Mi diletto ogni tanto con la musica, un’altra passione che si aggiunge a quella per i viaggi.
Ho composto una serie di brani con l’intenzionde di descrivere i paesaggi che ho visto in Groenlandia.
Questi brani sono parte integrante dei due diari.
Sono due collezioni di brani, una è scaricabile qui: 1. Galati- Floe Edge [treetrunk 251]
L’altra verrà pubblicata questo dicembre su cd (il mio primo cd!) 2. Galati- Godhavn
Alcuni brani sono caricati nel blog insieme ai diari.

Grazie di tutto,

Art Model AM0078 FERRARI 250 CALIFORNIA N.19 DNF CUMBERLAND BP 1960 B.GROSSMAN,

A dare origine alla mia passione per questa terra sono stati sicuramente alcuni viaggi fatti al Nord: Scozia, Irlanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Russia, Siberia. Sono state anche le estati della mia infanzia trascorse sulle cime delle Dolomiti. Molte immagini di quei momenti si sono impresse nella mia memoria, specialmente i momenti più critici e faticosi, come quando scendevo a valle dalle alte montagne sotto la pioggia incessante, il cielo plumbeo illuminato dai lampi, il suono sinistro dei tuoni e l’ululato del vento freddo sulle silenziose forcelle di montagna. Non potrò mai dimenticare la sensazione di timore reverenziale che provavo in quelle occasioni verso una natura tanto bella quanto minacciosa, imponente e ostile. E poi il desiderio, sopravvenuto in modo sempre più nitido con il passare del tempo, di avere accesso a un mondo selvaggio, autentico, lontano dalla mia quotidianità. Ne coglievo il fascino e ne sentivo forte il richiamo. Che cosa mi nascondeva? Perché mi attraeva tanto? Che cosa avrebbe significato per me? Chi sarei diventato?

Realizzare un viaggio in Groenlandia non è facile. E’ molto dispendioso e la mancanza di servizi e di strutture ricettive rende l’isola una meta ancora più difficile da raggiungere. Molti scelgono di visitarla, a mio avviso piuttosto sommariamente, seduti su navi da crociera; altri si fermano a conoscere la capitale Nuuk o la Baia di Disko, dove l’eredità culturale locale si è parzialmente stemperata confluendo in un ibrido che racconta tanto il mondo Inuit quanto quello danese.
Io invece desideravo vivere questa terra immergendomi profondamente in essa, toccandola, respirandola, sentendola. Volevo conoscerla nella sua autenticità. Per questo ho scelto il Sud della Groenlandia come meta del mio peregrinare: volevo esperire una terra selvaggia, inesplorata e autentica dove si sono mantenute integre le tradizioni e il patrimonio culturale.
Ebbene, due viaggi di poche settimane mi hanno permesso di cogliere un’affinità  tale da lasciarmi senza fiato: l’aver posato lo sguardo su quelle meraviglie ha dato forma ai miei sogni e, contrariamente a quanto accade di solito, la realtà si è rivelata più sorprendente di quanto mi aspettassi.
Anche se spesso lo dimentichiamo, siamo esseri fatti per vivere la terra, averne coscienza, sentirci parte di essa. Eppure, invece, rimaniamo spesso ingarbugliati in una realtà fittizia, fatta da noi per noi: una gabbia oscurata che ci preclude di capire la nostra vera essenza, confondendoci con il superfluo. .
Così il mio essere uomo di città, con le mie abitudini consolidate negli anni, il mio lavoro, la mia quotidianità e una sostanziale indolenza di fondo, si è improvvisamente scontrato con il desiderio di vivere un cambiamento e di esplorare emozioni nuove (di riscoprirmi per quello che sono realmente). Partire presupponeva una rottura con il mondo reale che conoscevo e nello stesso tempo auspicava una riconciliazione con il mio essere autentico, puro, genuino. Sarei stato in grado di affrontare questo viaggio? Volevo mettermi alla prova. Volevo essere protagonista di un viaggio nel tempo. Di un viaggio dentro me stesso. Quali emozioni avrei vissuto?
Il resoconto di questa esperienza è una collezione di suggestioni trascritte fugacemente nel momento stesso del viaggio. Mi piace pensare a una collezione di polaroid che cercano di cogliere l’attimo e lo stupore del momento. Mi sia perdonata quindi la semplicità del linguaggio, le frasi spezzate e la spontaneità delle impressioni che ho cercato di raccogliere e di condividere.
Dall’aereo si vede solo una distesa infinita di nuvole: è un mare bianco con onde e increspature che diventa un’enorme coperta grigia una volta scesi a terra. E’ ancora difficile realizzare dove andrò e cosa vedrò. Per il momento sono atterrato in Germania tra aeroporti, mezzi meccanici di locomozione e luoghi coperti di cemento. A pochi passi dall’aeroporto individuo un ordinato parco che raggiungo a piedi e dove mi fermo per un paio d’ore. Sono passato dal caos alla quiete in pochi istanti. Dal verde degli alberi scorgo tram sospesi nel vuoto che portano in città; anche fuori dall’aeroporto nulla sembra toccare il suolo. Qualche squarcio di sole e rimango piacevolmente assorto nei miei pensieri.
L’attesa a Düsseldorf è lunga ma viene ripagata da un volo che ricorderò a lungo. Il manto bianco mi accompagna ancora per tutto il resto del viaggio. Diventa sempre più soffice e diafano quasi a volermi accogliere e cullare. Alla fine si espande fino a diventare immateriale e intangibile e mi consegna a una precipitosa discesa nel nulla. Terra. E’ l’Islanda. Mi trovo immerso nelle note indistinte degli Slowdive mentre una rapida corsa verso il sole mi permette di scorgere il verde intenso dell’isola. L’assenza di case e di strade, i rilievi in lontananza, il mare, le scogliere, un paesaggio fiabesco immerso nella luce del tramonto. Stiamo atterrando sulle acque del mare.
Scarpe da trekking ai piedi della maggior parte delle persone all’imbarco. Zaini e tende al ritiro bagagli. Abbigliamento sportivo e pochissime concessioni al superfluo. In Islanda è la natura che la fa da padrona, bisogna adeguarsi e viverla per quello che è.
La semplicità della guest house mi conquista. Nella sua imperfezione è incantevole: è il luogo perfetto per rifugiarsi, per farsi accogliere e accudire in un momento d’iniziale spaesamento. E’ il luogo giusto per cominciare a sentire lo spirito del posto. La Guest House è gestita da una sola famiglia. Qui tutti i lavori sono svolti con enorme dignità. Ognuno fa la sua parte: chi accoglie i turisti, chi riordina le camere, chi lava i piatti, chi cucina. Mi distendo sul letto e chiudo gli occhi. Comincio a prendere le distanze dal mio io abituale e mi ritrovo viaggiatore.

L’Islanda è una terra dura, aspra, cupa. E’ il connubio di cieli grigi, terra verde scuro e pietre vulcaniche nere. Quello che percepisco è un paesaggio severo, che si fa rispettare ma che al contempo accoglie e ripara. Qui tutto è essenziale. Non c’è spazio per il superfluo.

A Reykjavik si arriva in silenzio. Case basse, il mare, qualche nave, piste ciclabili e pedonali lungo la costa. Una città, una strada: la vita si sviluppa lenta lungo un’arteria principale per poi sfaldarsi in isolati quartieri residenziali. Nessuno sfarzo. Nessun capriccio. E’ una cittadina modesta. Solo migliaia di gabbiani. E del resto come potrebbe esistere una città di mare senza gabbiani?
Mi accoglie una pioggerellina sottile, intervallata da qualche squarcio di sole. Ci sono pochissimi alberi e quelli che scorgo sembrano essere voluti dall’uomo. Trovo che questo paesaggio sia bellissimo. Sì, mi rendo conto che è una concezione di “bello” soggettiva, ma quello che vedo è esattamente quello che più mi piace. Che permangano i cieli grigi! Ritroverò il sole al mio rientro a casa. Ogni città di mare del Nord deve avere il suo meraviglioso cielo grigio. Ma qui c’è qualcosa di più. Percepisco un legame profondo fra il mondo civile e la terra di cui esso si nutre. C’è rispetto, reciprocità, fiducia. E’ un rapporto simbiotico profondo. Dove sono nato e cresciuto tutto ha origine dall’uomo e così la città stessa è uno specchio della cultura dei suoi abitanti. Qui invece tutto deriva dalla Natura che appare tanto bella quanto indomabile, minacciosa, temibile. Gli uomini non si sforzano di domarla ma si adattano a essa traendone tutti i benefici di cui hanno bisogno per vivere dignitosamente. Rispetto è la parola chiave.
Ho capito che non mi sarà fatta nessuna concessione in questo viaggio. Sono un piccolo ospite di terre selvagge, aspre e dure, che non si piegano alla mia volontà. Mi preparo e lesino le forze.
Aeroporto di Reykjavik, voli interni. Il tipo di turismo è esclusivamente sportivo; zaini, tute, scarpe da trekking. Di aeroporto in aeroporto il filtro ha selezionato gli amanti della natura. Sembra non esserci spazio per altro.
E poi eccola, la Groenlandia. Il paese dalle infinite catene montuose. Ghiacciai, montagne, mare e iceberg. Il tempo è incredibilmente bello: sole pieno e piccole nuvole in lontananza. Uno spettacolo a cui non avevo mai assistito prima. Sembra di arrivare su un altro pianeta.
Atterro a Narsarsuaq. Sono euforico. Scendo dall’esile velivolo sul quale ho viaggiato e lo osservo un po’ turbato e confuso. Non amo volare e questo aereo ora mi sembra davvero piccolo. Sposto lo sguardo in direzione opposta e valuto le dimensioni altrettanto modeste dell’unico edificio che costituisce l’aeroporto. Cammino incantato verso l’area degli arrivi, circondato da un paesaggio di uno splendore straripante. Il mio sguardo si perde, non riesco a cogliere l’essenza di questo spettacolo inedito. E’ davvero troppo.
La pista di atterraggio è racchiusa tra basse montagne che proseguono verso immensi e bianchi ghiacciai interni, l’essenza della Groenlandia. E poi fiordi e un mare azzurro puntinato di iceberg. Nonostante la sua maestosa imponenza mi appare come un luogo così intimo, segreto, appartato…
Incontro i miei compagni di viaggio e insieme riceviamo le prime istruzioni della guida. La Groenlandia è una terra incontaminata, pura, intatta, i suoi abitanti la rispettano e ne hanno cura. Noi non possiamo essere da meno. Questo dettaglio si rivela per me sostanziale: sono ospite di questa terra. Noi tutti lo siamo. Qui, in mezzo ai ghiacci, come in qualsiasi altra parte del mondo. Eppure spesso e volentieri ci comportiamo da padroni per salvaguardare i nostri piccoli interessi. Respiro profondamente. Riempio i polmoni di aria fredda e di odori nuovi. Mi sento per la prima volta parte del tutto. Non sono un estraneo qui. Mi sento a casa. Ed è una sensazione disarmante.Vallate verdi e ricche di fiori. Un paesaggio uggioso e severo che ricorda la Scozia e l’Irlanda. L’ostello dove alloggiamo si trova a Qassiarsuk, sull’altra sponda del fiordo rispetto all’aeroporto di Narsarsuaq.
L’aspetto minaccioso muta velocemente e il sole accarezza nuovamente questi spazi immensi. Sono terre più antropizzate quelle che abbiamo visto in questi due giorni. Fattorie e campi coltivati che tuttavia sconfinano con l’infinito paesaggio fatto di rocce e di verde.

Oggi percorriamo a piedi un sentiero che collega Qassiarsuk a Tasiusaq, un piccolissimo villaggio quasi dimenticato, situato in un luogo appartato, in un’insenatura isolata e solitaria. Una fattoria, un po’ di terreni coltivati, e un grande silenzio.

In questo luogo che sembra uscito dalle pagine di una fiaba, alle estreme latitudini del mondo, scivolo leggero sulla superficie dell’acqua a bordo di un kayak. La piccola insenatura su cui si affacciano la fattoria e i terreni coltivati, offre acque calme, lisce, cosparse di qualche raro iceberg; circoscrive il mare quasi recintandolo, rendendolo simile ad un lago. Il kayak si rivela il mezzo di trasporto ideale per questi luoghi, permette di cogliere un maggior numero di dettagli, i tempi di movimento sono lenti, lo sguardo è più accorto e il profumo del mare è più vivo, per quanto lieve e appena accennato.
E così, nella totale oscurità, appaiono ai nostri occhi i primi semi di luce. Silenziosa, sfuggente. Un soffio di colori, un’aureola sottile appesa in cielo, ecco l’Aurora Boreale in tutto il suo splendore. Gli Inuit dicono che in questi chiarori ci sono le anime degli antenati e che ogni bagliore è un gruppo di vite passate. E’ ipnotica.
La radio trasmette musica che non esprime l’unicità di questo luogo, parla la lingua indefinita e inconsistente del mondo da cui provengo. Si accosta in modo stonato rispetto all’immagine degli iceberg in viaggio verso quell’immensità di cui mi sono nutrito fino a ieri e che osservo seduto al tavolo.
E’ un abbinamento goffo, maldestro, è un’imperfezione che mi distrae dal mio presente.
Il viaggio si spegne. Lasciamo Narsarsuaq col sole, colmi di ricordi.
Quell’immensità ha continuato a vivere nei miei gesti, nelle mie azioni, nei miei pensieri, nelle mie parole. Si è lentamente depositata, si è posata in profondità, si è stemperata insieme ai diversi ingredienti della mia coscienza. Riemergendo e manifestandosi nel corso dei mesi successivi al viaggio quell’immensità mi ha rinnovato, rinvigorito, irrobustito; mi ha restituito l’immaginazione, l’ispirazione, la fantasia, che col tempo si era scolorita e indebolita.
E’ diventata una necessità, un’attrazione irresistibile, per un intero anno ho vissuto di quell’immensità, l’ho rievocata instancabilmente con le parole, con la musica e con i pensieri. E’ seducente e richiama a se, e non so e non posso sottrarmi a essa, è puro magnetismo.
Ho visto l’essenza della natura, senza interferenze; ciò che sono abituato a vedere tutti i giorni è una natura contraffatta, falsificata, alterata dall’uomo.
Trovo saltuariamente sollievo godendo delle bellezze della mia terra, amo le Dolomiti, sono preziose, inestimabili, ma non si aprono verso l’infinito, sono contenute, frenate.
In Groenlandia ho conosciuto un mondo senza recinti, senza isole protette e preservate, attorniate da città. Un mondo autentico in ogni sua parte, un assaggio di un mondo primordiale che vive nel passato, nei libri, nella fantasia. E’ la sua tangibilità che disorienta e confonde, è un’illusione che prende forma, è una pagina di un libro di Verne, di Salgari.
Queste suggestioni erano troppo preziose per lasciarle diventare un ricordo. Le ho mantenute vive desiderando una nuova partenza, un ritorno in quei luoghi.
Il secondo viaggio, iniziato a rilento e con un po’ di contrattempi, mi ha portato di più a contatto con la Natura. Era ciò che desideravo, era il mio obiettivo. Col passare dei giorni, quasi senza rendermene conto, sono entrato in una spirale, ogni giorno era più intenso di quello appena trascorso. Il tempo sembrava rallentare e il tragitto aveva un incedere ipnotico, ero gradualmente e sempre più calato in un mondo nuovo, incredibilmente bello, esclusivo, senza esseri umani, abitato solo da qualche animale che ci osservava con discrezione. Un mantra che si è fermato quando abbiamo riportato i kayak al deposito.
Il resoconto che segue descrive un lento smarrimento in luoghi che incutono soggezione, seguito da un graduale ritrovarsi, in essi e dentro me stesso.
Credo di avere sperimentato ciò che il popolo Inuit abitualmente vive in quella terra lontana e meravigliosa.

In attesa della partenza riaffiorano immagini cariche di energia. Mi emoziona l’idea di tornare a bere l’acqua dei torrenti ghiacciati, lavarmi in quelle fredde acque, alzarmi la mattina e camminare scalzo sul morbido e umido manto vegetale, osservare il sole che sorge sui grandi fronti glaciali, addormentarmi con le luci evanescenti dell’aurora boreale, rivedere i piccoli villaggi e le case colorate, osservare incantato gli iceberg; abitare quei luoghi, viverli profondamente, lontano anni luce dal caos e dai tormenti della città.

Ricordo che il giorno della partenza, un anno fa, anche il mio quartiere si mostrava in modo diverso, era il luogo di inizio del viaggio. Aveva perso il suo tratto distintivo, la staticità. Quel giorno tutto era in movimento, tutto portava verso luoghi nuovi. Nella mia mente avevo l’immagine di una ruota che cominciava a girare, girare, girare, senza più fermarsi.
Ora devo intervenire sull’altra ruota, quella che ogni giorno, inesorabile, con il suo turbinare regolare e instancabile, mi disattiva e mi arresta progressivamente.
E’ arrivato il giorno della partenza e mi sento pesantemente ancorato alla mia quotidianità. L’idea del viaggio e la sua attesa si sono fusi nel disordine che gradualmente si manifesta in prossimità dell’avanzare dell’estate e dell’avvicinarsi delle ferie. Stanchezza e tensioni si accumulano e il viaggio diventa quasi una pagina di un libro, una carta geografica, disegnato, artificiale; una pagina su cui sognare e fantasticare la sera prima di andare a dormire, dopo una giornata di lavoro. Tuttavia ora la Groenlandia riapparirà ai miei occhi, diventerà presto realtà e potrò nuovamente respirarla. Devo districare il groviglio che inevitabilmente si crea nella testa.

Durante il volo inizio ad allentare gli ormeggi, la laguna di Venezia vista dall’alto mi regala un primo momento di felicità. L’aereo continua a salire e sopra le Alpi si apre una distesa di nuvole bianche che si infittisce in prossimità di Francoforte. Ritrovo il piacere di volare, mi piace osservare il mondo dall’alto. Quanto siamo piccoli…

Dall’alto, poco prima di atterrare, osservo un bosco, bello, ricco, verde, intatto ma accerchiato da case, edifici, strade; un animale in gabbia di cui l’uomo se ne serve a suo piacimento. Comincio a far fluire i pensieri, e mi lascio andare a considerazioni diverse da quelle abituali sollecitate dalle circostanze che si creano nella mia vita di città, al lavoro, a casa.
Atterro a Francoforte con il cielo grigio e un po’ di pioggia. Un momento di sollievo dopo un lungo periodo di grande caldo. Passeggio fuori dall’aeroporto e il sole comincia a farsi spazio tra le nuvole.
E’ un paesaggio dominato dalla presenza dell’uomo. L’Europa ha un passato straordinario, ha delle città bellissime, non credo che riuscirei mai a separarmi da questa parte del pianeta. Allo stesso tempo non condivido il modo di fruire della Natura, di assoggettarla ai propri bisogni, di pensare di possederla, di averla sotto controllo. Di perderla.
Quei pochi giorni trascorsi un anno fa in Islanda sono stati molto importanti. Ho conosciuto un altro modo, più rispettoso, di concepire la Natura. Ne sono rimasto affascinato. E’ stato utile esserci stato prima di recarmi in Groenlandia, una terra dove tutto sembra girare al contrario rispetto a dove abito io; o dove tutto gira nel modo giusto.
Durante l’anno non rifletto di frequente sulle abiezioni di cui l’uomo è capace nei confronti dell’ambiente in cui vive. Leggo i giornali, mi informo, vedo, ma credo che poi tutto rimanga in superficie. In profondità scendono solo le preoccupazioni personali e più immediate, tangibili, ed è ciò che rende l’uomo egoista. L’aver visto una Natura così imponente, ricca, dominante, ha smosso qualcosa dentro di me. Ho visto un mondo in cui l’uomo non è padrone, è solo parte di esso, e ne ha rispetto. Abitare in quel mondo, per chi non vi è nato, porta inevitabilmente ad un enorme cambiamento, presume rinunce e un altro stile di vita. Sono cresciuto in una città, in una regione del nostro pianeta altamente industrializzata. Una parte della mia esistenza si è già compiuta e ha forgiato ciò che sono ora. Non so se sarei capace di rimanere a lungo in quei luoghi e di operare un così grande cambiamento su di me. Tuttavia so osservare e ascoltare, e mi accontento, se non altro, di essere cosciente dell’esistenza di questo mondo puro e intatto. Anche quest’anno avrò la fortuna di vederlo e di sentirlo, anche se solo per pochi giorni.
Atterro a Copenhagen con il sole, dopo un altro piacevole viaggio tra le nuvole. Copenhagen è una grande capitale del Nord. E’ ben servita, è ricca, è vivace, ma ho la sensazione che sia solo piacevole, che manchi la sostanza, che l’esuberanza del parco Tivoli sia solo facciata, che il trambusto che sento dalla mia stanza d’albergo copra un vuoto di fondo che accomuna tutte le città del mondo. Luoghi costruiti dall’uomo per l’uomo, e celebrati dall’uomo stesso. Tuttavia in essi si celano i nostri tormenti. E si vagheggia uno spazio verde, dove sognare e tornare se stessi.
Copenhagen ha i pregi e i difetti di una città europea, e come tale mi sembra inconciliabile con quel mondo di ghiaccio e di natura selvaggia.

MATRIX Talbot Lago T26 Grand Sport by Franay 110113 1947 blac 1/43 MX41904-011,

Terre Polari Blog  © 2018